Natuzza Evolo, Morte e Vita

"La morte appartiene alla vita nel senso che l’uomo è dotato di
un’anima immateriale, pertanto spirituale e quindi immortale, non
soggetta alle leggi della materia corruttibile. L’anima può solo essere
annichilita, ovvero il creatore di essa, se vuole, può far sì che torni
al nulla da cui è stata tratta. Infatti, l’anima umana è tenuta in vita
con i suoi caratteri dallo stesso Essere che la pose in atto. Non è
tuttavia ragionevole credere che Dio crei qualcosa di immortale per poi
farla sparir. Pertanto, dopo la morte terrena, semplicemente, la vita
continua; in una nuova dimensione misteriosa ma stabile: in Dio, fino
al recupero del corpo stesso con cui è destinata a vivere per sempre;
un sempre simile all’istante però, non un sempre terreno e caduco.


Allora,
appena morti, saremo giudicati in base alla vita condotta da noi, e
alla scelta di campo, chi nel bene godrà del Bene, chi nel male -e
impenitente- sarà inevitabilmente senza il suo proprio bene, il bene
cui era destinato per natura, cioè senza Dio e quindi senza felicità,
una tragedia da lui scelta liberamente.


Vi sono quindi, mentre
noi viviamo, qui altre dimensioni che sono ben più importanti per la
loro stabilità e permanenza nell’essere, ma in certo senso per noi è
fondamentale l’hodie et nunc, l’ora e adesso in cui giochiamo la nostra
partita, combattiamo la nostra degna battaglia, ci alleniamo nella
scelta del bene.


Già qui inizia il paradiso o l’inferno, e una
volta morti sopraggiunge la seconda morte , quella eterna, o la vita
vera, piena e gioiosa, iniziata qui con le nobili gioie terrene del
servizio e dell’altruismo, alla scuola dell’amore che si espande e
diffonde liberamente e allegramente, contrastando le tenebre e la
tristezza dei frustrati, l’odio e la vendetta.


La Giustizia
c’è, ed è in Dio Giusto e Misericordioso, Spirito divino che soffia
dolcemente, il Dio uno per sostanza e trino per le Persone divine, come
in Cristo ci fu rivelato storicamente duemila anni or sono a pro di
tutte le le genti.


Propongo quindi di riflettere sull’al di là
per capire meglio l’al di qua, stare sereni e combat ready, sapete che
amo il karate ! Pregare per i nostri parenti e amici e per tutti i
defunti è dovere bello di giustizia, perchè si allietano coloro che
nell’al di là soffrono le giuste pene, non volendo presentarsi al
cospetto del buon Dio così miserevoli ma meglio sistemati;


e
certamente Dio ascolta le nostre preghiere e i sacrifici volti a pagare
debiti che i defunti non possono più pagare, noi sì perchè siamo ancora
in vita, in stato meritorio, ogni azione e respiro possiamo validamente
offrire per essi e ci saranno grati.


Non è questa una favola,
basta un po’ di logica e buon senso a capire ciò…e perchè mai
dovremmo smettere di usare una buona logica e il buon senso nel parlare
del mondo perfetto, sì quello della realtà del paradiso e del
purgatorio, non quello che qui nell’al di qua, sulla terra, al
contrario sarebbe vana utopia, qui l’imperfezione è strutturale a causa
del vizio, dell’uso improprio della libertà, falsa libertà di fare il
male di deformare di schiavizzare noi e il prossimo.


E’ ben
logico pensare che nel mondo perfetto c’è giustizia perfetta, mentre
chi cerca qui giustizia perfetta ha sbagliato mondo e diventa
esasperato e criminale, volendo sostituire al giudizio di Dio il suo
subito, oggi e adesso, senza averne il titolo. E allora devo forse
pazientare ? esatto !! e quanto ? Non lo so. Ma pazientare significa
agire io giustamente per non essere reprobo, non significa lasciar
proliferare l’ingiustizia perchè poi io anche pagherò il fio per la mia
inazione e negligenza terrena; pazientare significa solo astenermi dal
giudicare ciò che non mi compete e dal pretendere tutto e subito
violando magari la stessa giustizia che reclamo urlando e anche
giustamente ma…


Ebbene sì !! L’al di là c’è già e spetta a noi
aiutare stranamente coloro che aspettano con ansia e gridano verso di
noi chiedendo aiuto ?….Ascolta….


non le senti ? Cosa? le
grida dei dannati, vivi per soffrire più che mai, gemendo colpevoli e
tormantati da demoni o angeli caduti o altri dannati…e poi ? le grida
con cui ci chiedono aiuto invece le anime destinate al paradiso, ma già
e non ancora pronte.


E chi lo conferma? la tua e la mia
intelligenza, le testimonianze di fatti riscontrati, basti oggi
studiare il caso di Natuzza Evolo e mille altri con fatti ed esperienza
provate e documentate, ma ci basta la parola di una persona, Cristo,
uomo-Dio, due nature e una sola Persona divina, che ci parla con
chiarezza dell’al di là e ci conferma quei testi ispirati che ci
raccontano grandi storie e belle, come quello dei Maccabei in cui si
parla esplicitamente del purgatorio e del valore delle prehiere per i
defunti" (Riccardo Fenizia, PENSIERI)
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Informazioni su riccardofenizia

amo le arti marziali, insegno filosofia, sono un bersagliere e vi saluto per ora
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